Fonte: ISPRA, Indagine nazionale sulla gestione del cinghiale in Italia 2015-2021, presentata al convegno Confagricoltura-EPS, Viterbo, 13 gennaio 2023. Comunicato stampa ISPRA: www.isprambiente.gov.it
3.2 La sicurezza stradale: dati e proporzioni reali
Il tema degli incidenti stradali causati da fauna selvatica viene spesso usato nel dibattito pubblico come argomento per giustificare piani di abbattimento massicci. I dati disponibili suggeriscono una lettura più articolata. Secondo le statistiche ACI-ISTAT, nel 2023 gli incidenti stradali causati da „animale domestico o selvatico urtato” sono stati 503, pari allo 0,2% del totale degli incidenti con lesioni a persone (219.616). I dati 2022 erano analoghi (493 casi, 0,2%).
Per avere una proporzione: gli incidenti da guida distratta nello stesso anno sono stati 33.144 (15,1%), quelli per mancato rispetto di precedenza o semaforo 28.389 (12,9%). Il problema della sicurezza stradale in Italia è strutturalmente legato al comportamento umano, non alla fauna selvatica.
Va tuttavia registrato che la raccolta dei dati sugli incidenti con fauna selvatica presenta notevoli lacune metodologiche: molti sinistri di minor entità (danni al veicolo senza lesioni a persone, deviazioni brusche senza impatto) non vengono denunciati o registrati come causati da fauna. Fonti settoriali come l’Osservatorio ASAPS stimano un numero effettivo di incidenti gravi con animali selvatici significativamente superiore al dato ISTAT ufficiale. Nel 2024, secondo i dati ASAPS citati da Federcaccia, si sarebbero verificati 181 incidenti stradali gravi causati da animali selvatici, con 14 vittime e oltre 200 feriti. Uno studio condotto in Piemonte ha analizzato 1.110 incidenti con ungulati, rilevando che il cinghiale era coinvolto nel 29,5% dei casi (il capriolo nel 64,7%).
In ogni caso, il rapporto causale con le pratiche gestionali è il medesimo: la braccata aumenta la mobilità degli animali, li spinge fuori dai boschi e verso le strade, e determina inseguimenti notturni in prossimità di strade provinciali e statali. La proliferazione della specie espande l’areale degli scontri. Il DDL 1552, che autorizza la caccia notturna al cinghiale, aggrava strutturalmente questo rischio.
3.3 L’impatto sulla biodiversità e sugli ecosistemi
La presenza del cinghiale in alta densità produce impatti documentati su flora, fauna e suolo degli ecosistemi forestali e agricoli. Il rooting (il grufolare del suolo alla ricerca di radici, bulbi e invertebrati) destabilizza lo strato superficiale del suolo, favorisce l’erosione idrica, interferisce con la rinnovazione naturale delle piante e riduce la biodiversità della flora erbacea e arbustiva. Nelle aree protette, questi effetti possono essere particolarmente acuti perché coinvolgono habitat sensibili non soggetti a disturbo da parte di altri grandi erbivori.
Le densità elevate di cinghiale impattano anche sulla fauna invertebrata (in particolare sulle popolazioni di lombrichi, larve di coleotteri e invertebrati del suolo che costituiscono parte rilevante della sua dieta), sulla nidificazione delle specie che nidificano a terra (fagianidi, anatidi, limicoli nelle zone di transizione), e sulle popolazioni di rettili e anfibi nelle aree umide perifluviali. Il rapporto tra la specie e le aree protette è quindi complesso: il cinghiale tende a usare le aree protette come rifugio dalla pressione venatoria nelle aree circostanti, concentrandosi al loro interno con densità che possono superare di molto quelle ottimali per l’equilibrio ecologico.
4. La Peste Suina Africana: il cinghiale come vettore e la gestione che non funziona
4.1 L’arrivo della PSA in Italia e la sua diffusione (2022-2026)
Il 7 gennaio 2022 viene confermata la positività alla Peste Suina Africana (PSA) sulla carcassa di un cinghiale rinvenuto nelle montagne tra Piemonte e Liguria. Il profilo genetico del virus è quello circolante in Europa centro-orientale a partire dal 2007: geneticamente diverso dal virus che da decenni era presente in Sardegna, e verosimilmente introdotto attraverso le attività umane (rifiuti contenenti carne suina proveniente da paesi infetti, movimentazione di veicoli e attrezzature). La PSA non è trasmissibile all’uomo e non comporta rischi per la salute umana. È invece letale per i suini domestici e i cinghiali.
Nel maggio 2022 la malattia viene rilevata nel Lazio. Poi in Campania e Calabria (maggio 2023), in Lombardia (giugno 2023, con successivi focolai in allevamenti domestici). In novembre 2023 il primo caso in Emilia-Romagna, con rapida diffusione verso Parma. In luglio 2024 un caso positivo in Toscana. Al gennaio 2025 i casi positivi accertati su cinghiali selvatici in Piemonte e Liguria soltanto erano 1.725. L’area di contagio nell’intera Italia nord-occidentale copre circa 3.000 chilometri quadrati.
In Lombardia, la sola gestione dell’emergenza PSA è costata oltre 15 milioni di euro nel 2023, tra ristori agli allevatori e abbattimenti di quasi 40.000 suini domestici. In Calabria, due piccoli allevamenti sono risultati infetti. Il Piano Straordinario approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nel settembre 2023 ha stimato la necessità di rimuovere tra il 70% e l’80% della popolazione di cinghiali presente nelle zone di restrizione in un arco di 3-5 anni per arginare la diffusione del virus: un obiettivo che la sola attività venatoria, per quanto intensificata, non ha capacità di raggiungere.
4.2 Il paradosso della caccia come strumento di contenimento della PSA
La narrativa che connette la PSA alla necessità di più caccia è presente nel dibattito pubblico e nel testo stesso del DDL 1552. Sul piano tecnico, questa connessione è problematica. L’ISPRA e i veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie hanno documentato che la caccia, in particolare la braccata, aumenta la mobilità dei cinghiali, favorendo la loro dispersione verso nuove aree e accelerando la diffusione del virus. Le linee guida europee per il controllo della PSA raccomandano la sospensione della caccia nelle zone infette, la recintazione delle aree contaminate e la ricerca attiva delle carcasse per la diagnostica: esattamente l’opposto dell’attività venatoria intensiva.
In Italia, la risposta iniziale all’arrivo della PSA nel 2022 ha scontato ritardi nella sospensione delle attività venatorie nelle aree infette, nella costruzione delle recinzioni (promesse per giugno 2022, avviate in luglio, mai completate nel perimetro necessario), e nella raccolta sistematica delle carcasse. Il Piemonte ha dovuto autorizzare la caccia notturna al cinghiale come misura di emergenza per aumentare il tasso di abbattimento, con l’effetto paradossale di incrementare la mobilità degli animali nelle ore di maggiore attività della specie.
Il DDL 1552, rendendo non vincolante il parere scientifico dell’ISPRA sui calendari venatori e ampliando le stagioni e le modalità di caccia, indebolisce lo strumento principale di risposta tecnica alle emergenze sanitarie legate alla fauna selvatica.
Tabella 3 — Cronologia della diffusione della Peste Suina Africana in Italia (2022-2025)