Segui i soldi

"Il DDL 1552 viene raccontato come una riforma sulle regole della caccia. I dati raccontano anche un'altra storia: quella di un settore che vale già, secondo le stime più caute, oltre 7 miliardi di euro l'anno tra armi, attrezzature e indotto, e che con questa riforma apre canali di guadagno nuovi, alcuni dei quali rimasti fuori dal dibattito pubblico. Il primo beneficiario è l'industria armiera italiana, concentrata nel distretto di Gardone Val Trompia: più giornate di caccia, più territori aperti al prelievo e nuovi strumenti come i visori ottici significano più munizioni e più armi vendute. Il secondo cambiamento riguarda le aziende faunistico-venatorie, le riserve di caccia private che gestiscono oltre un milione di ettari: fino al 2025 dovevano operare senza scopo di lucro, un vincolo in vigore da quasi quarant'anni. Tra la Legge di Bilancio 2026 e l'articolo 10 del DDL 1552, quel vincolo cade, e le riserve possono diventare vere e proprie imprese. Il punto meno visibile è un emendamento che equipara i gestori di queste riserve a imprenditori agricoli, aprendo la strada, almeno sulla carta, ai fondi della Politica Agricola Comune europea, gli stessi da cui dipendono le piccole aziende agricole reali. A questo si aggiungono l'apertura al turismo venatorio internazionale, con licenze estere equiparate a quelle italiane anche fuori dall'Unione europea, e la costruzione di una filiera commerciale della carne di selvaggina".

Un dossier tecnico su fatturati, emendamenti e fondi pubblici, con fonti verificabili una per una.