Inquinamento da Piombo

"Un vecchio capanno di caccia, usato per decenni dallo stesso cacciatore. Sotto quel capanno, oggi, riposano alcuni quintali di piombo. Non è un'immagine letteraria: è quello che succede quando migliaia di pallini cadono nello stesso punto, stagione dopo stagione, in un metallo che il terreno non riesce a smaltire per generazioni. Il piombo, a differenza di quasi tutto ciò che l'uomo disperde nell'ambiente, non si degrada. Si accumula! Il primo studio tecnico serio su questa dispersione in Italia, un rapporto ISPRA del 2012, stimava tra le 10.000 e le 25.000 tonnellate l'anno, in base al peso delle cartucce usate (ipotizzato - conservativo). Da allora i cacciatori italiani sono diminuiti, ma non è diminuita in proporzione la quantità di piombo sparato: le cartucce oggi in commercio pesano di più, e chi continua a cacciare lo fa con la stessa intensità di sempre. Applicando la stessa metodologia ai numeri attuali, la stima resta nell'ordine delle migliaia di tonnellate ogni anno. Sul piano della tossicità non esistono margini di ambiguità scientifica. L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha stabilito che per il piombo non esiste una soglia sotto la quale l'esposizione sia priva di rischio: ogni quantità, per quanto piccola, produce un danno biologico misurabile. È classificato come probabile cancerogeno e agisce come un neurotossico che, una volta depositato nelle ossa, può restare nell'organismo per decenni, rilasciandosi lentamente nel sangue per tutta la vita. Gli animali selvatici pagano il prezzo più immediato: pochi pallini ingeriti per errore, scambiati per la ghiaia che gli uccelli usano per digerire, bastano a uccidere un germano reale. I rapaci che si nutrono di carcasse abbattute a caccia si intossicano a loro volta: in alcune aree alpine tra Lombardia, Trentino e Alto Adige, sette aquile su dieci recuperate mostrano livelli cronici di avvelenamento. E chi mangia la selvaggina non è escluso: analisi condotte su carne di ungulati abbattuti con munizioni convenzionali hanno rilevato frammenti di piombo nella maggior parte dei campioni. L'Unione Europea, di fronte a questa evidenza, si muove da anni in una direzione precisa: prima il divieto nelle zone umide, in vigore dal 2023, poi un percorso normativo verso l'eliminazione progressiva del piombo da caccia in ogni ambiente. L'Italia, su questo fronte, accumula ritardi attuativi che hanno già attirato l'attenzione delle istituzioni europee. Ed è qui che si apre il paradosso più netto di tutta questa vicenda: mentre l'Europa lavora per restringere l'uso del piombo, il DDL 1552 lavora nella direzione opposta. Aprendo la caccia a foreste demaniali, aree protette e spiagge, e ampliando i periodi e gli orari in cui è consentito sparare, il provvedimento non aumenta linearmente la quantità di piombo disperso: la moltiplica, portandolo per la prima volta in ambienti che finora ne erano rimasti privi".

Il dossier completo ricostruisce, dato alla mano e fonte per fonte, come si arriva a queste cifre e cosa comporta l'apertura di ogni singolo nuovo fronte di caccia.