Ma con licenza o senza licenza?

Li ho visti raccogliersi tante volte, all'alba, nel piazzale prima di partire. Motori accesi, cani che scodinzolano nelle gabbie sul retro dei fuoristrada, voci basse e il caffè super corretto del bar ancora caldo in mano. È una scena che si ripete identica da anni, e che mi ha sempre lasciato addosso la stessa domanda, mai del tutto sciolta: quanti di loro, quella mattina, cacceranno nel rispetto delle regole, e quanti invece praticano il bracconaggio con la stessa naturalezza con cui infilano gli stivali?

Il dubbio si complica se si prova a scomporlo. Perché tra chi bracconeggia non ci sono solo cacciatori regolarmente tesserati che, una volta nel bosco, dimenticano calendari e divieti. Ci sono anche i bracconieri "puri": chi una licenza non l'ha mai avuta, e chi ce l'aveva e se l'è giocata, persa per una condanna, una recidiva, un controllo finito male, senza che questo lo abbia allontanato dal fucile.

Osservati dal piazzale, in mezzo agli altri, quei due profili sono indistinguibili: stessi abiti mimetici, stesso fuoristrada, stesso rito mattutino a volte pure amici. Solo i dati, quando esistono e vengono raccolti con rigore, permettono di scomporre quella folla indistinta e di chiedersi, con qualche fondamento, chi sia davvero chi. Questo dossier nasce da quella domanda, posta nei termini più precisi che le fonti disponibili consentono.

Questo dossier ricostruisce, con fonti il più possibile verificate, il profilo di chi commette reati venatori in Italia: chi sono i responsabili, quale rapporto hanno con il mondo della caccia legale, e quale margine di sottostima affligge sia i dati sul prelievo legale sia quelli sul bracconaggio. Non è un dossier sui numeri assoluti del bracconaggio, che restano per loro natura di difficile quantificazione, come riconosce la stessa ISPRA, ma su chi lo compie.